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Tre volte ci separammo

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Tre volte – ci separammo – il respiro- e io-
tre volte – non volle andare –
ma cercò di smuovere il ventaglio spento
che le acque – cercavano di arrestare .

Tre volte – le onde mi gettarono a galla –
poi mi presero – come una palla –
poi mostrarono facce blu alla mia faccia –
e spinsero via una vela

che strisciava lontana – e mi piaceva vedere –
che bello guardare una cosa
con sopra – visi umani –

Le onde si assopirono – il respiro – no –
i venti – come bambini – si quietarono –
poi l’alba baciò la mia crisalide –
e io mi alzai – e vissi –

Emily Dickinson

 

La volontà di vincere

Sandra (…) mi chiese di nuovo “A cosa stai pensando?”.

“A una finale di pallacanestro. Olimpiadi di Monaco ‘72. Stati Uniti contro Unione Sovietica. In quella partita, ripeterono gli ultimi tre secondi per due volte”.

“In che modo?”.

“Gli Stati Uniti vincono 50-49 con due tiri liberi. I giocatori americani alzano le braccia e si mettono a saltare dalla gioia. I giudici di gara, però, si accorgono che a tre secondi dal termine i russi hanno chiesto una sospensione rimasta inevasa e decidono di riprendere la partita. I tifosi rimangono indifferenti, tanto, cosa vuoi che succeda in tre secondi? Alexander Belov riceve il pallone sotto canestro da un compagno di squadra che è dall’altra parte del campo, la palla fa un volo stupendo, i due americani Forbes e Joyce non riescono a prendere il pallone e Belov fa canestro: 50-51. L’Unione Sovietica vince. Nessuna fortuna, nessuna sfortuna, solo due giudici accorti e tre secondi magnifici. Due ultimi istanti, un solo volo, una presa e un tiro”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 49 – 50 – capitolo La volontà di vincere