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Il culto dei morti é per i vivi

Al giovane Pateh Sabally una corona di fiori con i colori del suo Paese.

La manifestazione é stata organizzata da don Nandino Capovilla, parroco a Marghera, per tutti coloro (veneziani e stranieri, regolari o irregolari) che si son sentiti indignati per l’atteggiamento di soccorso accennato da parte di chi ha assistito.

Il Comune di Venezia pagherà le spese per il funerale con il “Fondo di solidarietà” del Comune, nel quale finisce l’intero importo dell’indennità personale che il sindaco Luigi Brugnaro ha rinunciato a incassare.

Il sindaco Brugnaro ha dichiarato alla Nuova: “È un gesto di rispetto di Venezia verso Pateh Sabally e ai suoi sogni infranti. La morte di questo giovane ha lasciato in tutti noi un sentimento di tristezza e di umana pietà verso chi, di fronte alle avversità della vita, non trova più la forza di reagire alla disperazione. Si è trattato di un gesto di disperazione personale e ancora una volta è necessario stigmatizzare chi fa polemiche e sciacallaggio sulle tragedie, ma anche testimoniare con forza che la pietà per la persona umana rimane immutata, degna di essere sempre rispettata. Alla politica “buonista” voglio altresì ricordare che non si possono continuare ad alimentare le speranze di mezzo mondo di venire in Italia. Bisogna che tutti si rendano conto dell’impossibilità, per il nostro Paese, di continuare a gestire un tale fenomeno di massa come si è fatto finora. Bisogna capirne le implicazione future, soprattutto le tragedie e le sofferenze che vengono subite da queste persone”

 

Presentazione-dibattito di “Qualcosa che non muore”: fare tutto il possibile per salvare una vita

Il tema della presentazione-dibattito che si terrà giovedi 22 settembre alle 20.30 a Maerne di Martellago

é l’impegno del medico a “fare tutto il possibile per salvare una vita”,e se questo impegno esiste sempre

Il ricavato dei libri venduti per l’evento di Martellago sarà devoluto all’associazione “Con gli occhi di Celeste” WWW.congliocchidiceleste.org

 

“Il Professore aveva un sorriso simpatico e dava subito del tu; rimasi a osservarlo per un paio d’ore.

[…] non guardò nient’altro che la sua paziente e i fogli da compilare – se avesse guardato almeno una volta lo spessore dei chiodi della suola delle mie scarpe, se ci avesse davvero guardato, si sarebbe inevitabilmente innamorato della neve che copriva il fiore che avevo tra le mani.

Se avesse provato amore, almeno per un istante”

Da Qualcosa che non muore – pag. 165 – capitolo Le mie scarpe chiodate

 

in primo piano

Tra gli scaffali

Qualcosa che non muore

Foto concesse dal negozio La Perla di Masiero A. & C. Snc