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Sanità. Una sola candidata per un lavoro dalla mattina alla sera

Non c’è niente di irregolare – tuona Fabrizio Bresadola – se le progressioni di carriera sono giuste, non c’è nepotismo”.

Assicura che è così anche Anna Pusiol, ricercatrice in Pediatria e moglie di Umberto Baccarani, ricercatore in Chirurgia generale e a sua volta figlio dell’ematologo Michele (…). “Io ho fatto un concorso, ero l’unica candidata e ho vinto”. Non si sente una privilegiata: “Guadagno 1200 euro al mese e lavoro come una dannata dalla mattina alla sera…”.

Davide Carlucci e Antonio Castaldo. Un paese di baroni. chiarelettere. Prima edizione, gennaio 2009. Pag. 95

 

All’archetipo della sicurezza non sempre si guarda

Bologna: Questa mattina ero al Sant’Orsola, tolto i medici e gli infermieri nei reparti molti padiglioni erano privi di portineria e assistenza medica e strumentale varia.

In un momento dove per l’epifania e ormai è così per tutte le feste i supermercati sono aperti come se fosse vitale, viceversa gli ospedali iniziano a chiudere.

Ovviamente non metto in discussione nel suo complesso l’assistenza sanitaria nella nostra regione, competente, moderna, di qualità, ma noto segnali di cambiamento preoccupanti.

Bruno Papignani, storico dirigente della Cgil emiliana, su Facebook, sabato 7 gennaio 2017 alle 0:36

 

 

L’omertà nei reparti

Il giorno dopo appena entrai nella stanza “Anche oggi hanno provato a bucarmi. Non so cosa aspettino a trovare qualcuno che sappia togliermi l’acqua”.

In effetti tutto era fermo da giorni, e mi decisi d’andare a parlare con il medico del reparto, un bel quarantenne con pochi capelli e una fede luccicante al dito.

Scriveva seduto alla scrivania e chiesi permesso “È da una settimana che è qui. Cosa avete deciso di fare?”.

“Stiamo decidendo che farmaco utilizzare”.

“Credevo che il Professore sapesse già cosa fare, quando mi disse di venire qui un mese fa”.

“Non so che dire”.

Arrischiai “Mi risulta ci siano delle novità. Ho saputo che c’è un nuovo farmaco in sperimentazione. Presumo che voi, qui, ne siate a conoscenza”.

“Non so niente!”, rispose alzando le orecchie.

“Glielo chiedo perché, se ci fosse effettivamente un nuovo farmaco specifico,…”.

“Di questo non posso dirle nulla, deve parlare con il Primario”.

“Almeno mi dica se qui usate questo farmaco”.

“No, lo usano in un altro posto, ma non insista”.

“Dica al suo Primario che ho urgenza di parlargli”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pagine 142-143 – capitolo Un bel soggetto