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Fuggire

camera camino treno

Il giorno dopo, Sandra era sempre più curiosa di sapere cos’era accaduto in Rianimazione e cosa mi avevano detto i medici per giustificarsi e le raccontai tutto.

Tacqui, però, riguardo agli ipotetici funesti eventi “Solo capelli. Forse qualche ciglia, ma tanto che importa? I capelli ricrescono!”.

E mi sfuggì che, forse, sarebbero ricresciuti ricci.

Un errore, quella frase rovinò tutto. I ricci invasero la stanza come un treno nero, e tutto divenne immobile.

Quel treno bucò la nostra stanza, ma chiusi gli occhi e riuscii a fermare il tempo, o forse fu il pianto di Sandra a contenere ogni cosa, anche il mio sguardo.

La strinsi forte. Non sentimmo più il frastuono del treno e lentamente le costruii il silenzio.

Poi iniziai a parlare di vittoria. In fondo, si trattava solo di annientare il male prima che quel male vincesse su di lei. D’altra parte era una partita di probabilità, numeri, fatalità e fortuna.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pagina 53 – capitolo Un regalo sicuro

Il compito di questa vita

 

Ecco perché il mio compito in questa vita non poteva essere quello di raggiungere Sandra, innamorarmi, decidere di sposarla, per poi salutarla e lasciarla andare; quelle immagini dovevano pur avere un senso…

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag.17 – capitolo Piccole nevrosi al caffé

 

Cosa può sognare un bambino?

Da bambino la cosa che mi terrorizzava di più non era immaginare di perdere i genitori, ma perdere la donna che avrei amato. Cosa può immaginare un bambino?

Ecco perché il mio compito in questa vita non poteva essere quello di raggiungere Sandra, innamorarmi, decidere di sposarla, per poi salutarla e lasciarla andare;

quelle immagini dovevano pur avere un senso, magari dovevo salvarla prima che fosse troppo tardi o forse avrei dovuto cercare di cambiare qualcosa prima, prima che si ammalasse.

Quel primo giorno non riuscii a trovare un senso sul perché eravamo finiti lì. Sandra era giovane, faceva sport, mangiava sano, verdura e frutta fresca, poche proteine, non fumava e mi sembrava serena. Non aveva senso ritrovarsi in quel posto.

Prima di andarla a trovare nella sua nuova stanza, mi rifugiai al bar che divenne, nei giorni successivi, un rito da dover seguire.

Seduto in quel posto, scoprii i toast appena caldi, la torta di mele secca e la nausea per i caffè col retrogusto e, dai discorsi rilassati di due medici appena usciti da un’assemblea sindacale, scoprii anche gli antidepressivi sono i farmaci più venduti dopo gli ansiolitici.

Anche i comportamenti convulsivi erano presenti lì.

Il medico più vicino a me, girava di continuo il cucchiaino nella tazzina facendomi pensare di non volersi più fermare, l’altro, sembrava essersi intestardito con lo zucchero caduto per errore sul bancone.

E continuavano a parlare. Mentre io continuavo a sentire il rumore dei motoscafi e le voci delle persone che correvano sull’erba, e continuavo a voltarmi, mentre il lago non c’era ormai più.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 17 – capitolo Piccole nevrosi al caffè

Attento come un cane con la suora di clausura

… al suo posto arrivò una suora di clausura.

Rimasi imbarazzato. Vidi però in lei un segno e per giorni continuai a essere felice che fosse arrivata lí.

Ogni giorno scriveva qualcosa ai margini della sua Bibbia che leggeva di continuo. Scriveva poco, una o due parole, ma erano più che sufficienti per incuriosirmi oltre misura. Quella Bibbia era diventata gonfia e spessa.

Sandra mi disse che per tutto il giorno rimaneva in silenzio seduta sulla sedia vicino al letto a leggerla o a dire il rosario. Aspettava che mi sedessi sul letto, che parlassi con Sandra di cose più o meno importanti e poi chiedeva permesso ed entrava in quella atmosfera di cui la stanza si era riempita e si metteva a parlare con me. Aveva settant’anni, era entrata in convento a diciannove e per tutto quel tempo era rimasta chiusa a vivere nella preghiera.

Uno dei primi argomenti di discussione fu la televisione, ne era incuriosita e allo stesso tempo turbata, sapeva che esisteva ma non l’aveva mai guardata. Sandra non ebbe più il coraggio di accenderla.

In quei giorni chiesi a quella suora le cose più strane e venni a sapere che nel chiostro non avevano piante di limoni, ma avevano una rosa e un fico, e che esisteva il diavolo, diversi diavoli, senza volto ma con un senso, e che certi diavoli riuscivano a oltrepassare le mura del convento e a entrare. Ogni volta che lei o le sue consorelle percepivano un diavolo, si univano in preghiera e, se arrivava durante la notte, si copriva con la coperta nascondendo anche la testa.

Era lì per una malattia grave, che colpisce la pelle rendendola spessa, senza risparmiare i tessuti che proteggono tutti gli organi vitali.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 26 – 27  – capitolo Vicine di letto

 

La giovane psicologa in oncologia

“È da un po’ che ti vedo bazzicare in reparto e avevo piacere di parlare con te”.

Mi diede subito del “tu” rendendo la conversazione più amichevole e io subito contraccambiai l’amicizia incalzando “Ho piacere anch’io di parlarti. Credo nella relazione mente-corpo, nei conflitti nascosti, nell’anima e nell’ombra”.

“In che senso? Credi che ci sia una relazione tra quello che è successo a Sandra e la sua malattia?”.

“Tu cosa pensi sia avvenuto?”.

“Tu a cosa lo colleghi?”.

“A una sensazione malsana che ha avuto Sandra. A una mancanza d’amore o a un eccesso d’amore. Qualcosa ha fatto reazione. Sandra si è ammalata dopo otto mesi di matrimonio”.

“Se tutti quelli che vanno a vivere insieme si ammalassero”.

“Magari dipende da quand’era bambina”.

“Come avete reagito alla malattia?”.

“Non credi nella connessione mente-corpo!?”.

“Bèh, non ci sono prove scientifiche sulla validità di queste teorie ”.

“Ma a cosa serve una psicologa in questo posto se non crede nella connessione mente-corpo?”.

Sorrise.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 81 – 82 – capitolo La giovane psicologa

etica in psicologia