Archivio Tag: Paura

Capirsi totalmente

Non capirsi è terribile, non capirsi e abbracciarsi, ma benché sembri strano, è altrettanto terribile capirsi totalmente.

In un modo o nell’altro ci feriamo.

Ed io, precocemente illuminato, la tenera tua anima non voglio mortificare con l’incomprensione, né con la comprensione uccidere.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko (Евге́ний Алекса́ндрович Евтуше́нко)

 

 

Fuggire

camera camino treno

Il giorno dopo, Sandra era sempre più curiosa di sapere cos’era accaduto in Rianimazione e cosa mi avevano detto i medici per giustificarsi e le raccontai tutto.

Tacqui, però, riguardo agli ipotetici funesti eventi “Solo capelli. Forse qualche ciglia, ma tanto che importa? I capelli ricrescono!”.

E mi sfuggì che, forse, sarebbero ricresciuti ricci.

Un errore, quella frase rovinò tutto. I ricci invasero la stanza come un treno nero, e tutto divenne immobile.

Quel treno bucò la nostra stanza, ma chiusi gli occhi e riuscii a fermare il tempo, o forse fu il pianto di Sandra a contenere ogni cosa, anche il mio sguardo.

La strinsi forte. Non sentimmo più il frastuono del treno e lentamente le costruii il silenzio.

Poi iniziai a parlare di vittoria. In fondo, si trattava solo di annientare il male prima che quel male vincesse su di lei. D’altra parte era una partita di probabilità, numeri, fatalità e fortuna.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pagina 53 – capitolo Un regalo sicuro

Attento come un cane con la suora di clausura

… al suo posto arrivò una suora di clausura.

Rimasi imbarazzato. Vidi però in lei un segno e per giorni continuai a essere felice che fosse arrivata lí.

Ogni giorno scriveva qualcosa ai margini della sua Bibbia che leggeva di continuo. Scriveva poco, una o due parole, ma erano più che sufficienti per incuriosirmi oltre misura. Quella Bibbia era diventata gonfia e spessa.

Sandra mi disse che per tutto il giorno rimaneva in silenzio seduta sulla sedia vicino al letto a leggerla o a dire il rosario. Aspettava che mi sedessi sul letto, che parlassi con Sandra di cose più o meno importanti e poi chiedeva permesso ed entrava in quella atmosfera di cui la stanza si era riempita e si metteva a parlare con me. Aveva settant’anni, era entrata in convento a diciannove e per tutto quel tempo era rimasta chiusa a vivere nella preghiera.

Uno dei primi argomenti di discussione fu la televisione, ne era incuriosita e allo stesso tempo turbata, sapeva che esisteva ma non l’aveva mai guardata. Sandra non ebbe più il coraggio di accenderla.

In quei giorni chiesi a quella suora le cose più strane e venni a sapere che nel chiostro non avevano piante di limoni, ma avevano una rosa e un fico, e che esisteva il diavolo, diversi diavoli, senza volto ma con un senso, e che certi diavoli riuscivano a oltrepassare le mura del convento e a entrare. Ogni volta che lei o le sue consorelle percepivano un diavolo, si univano in preghiera e, se arrivava durante la notte, si copriva con la coperta nascondendo anche la testa.

Era lì per una malattia grave, che colpisce la pelle rendendola spessa, senza risparmiare i tessuti che proteggono tutti gli organi vitali.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 26 – 27  – capitolo Vicine di letto

 

Basta romanticismi

Non potevo più sbagliare. Non potevo più farmi ingannare dal mio romanticismo che voleva di continuo farmi credere nell’uomo, senza pormi troppe domande.

Non potevo più perdermi nella bellezza che abita l’Inferno, per questo presi subito l’ascensore e mi diressi verso l’ufficio del Professore. Credevo ancora di riuscire a cambiare qualcosa.

Quando arrivai nel grande padiglione grigio dove c’erano tutti gli studi, bussai e il Professore mi aprì la porta. Mi accolse nel suo studio grande come quattro stanze di isolamento e m’invitò ad accomodarmi su un divano di pelle nera accostato al muro – rimasi in piedi.

Improvvisò dicendomi che stava – proprio in quel momento -scrivendo una e-mail alla rappresentante della sperimentazione per chiederle d’informare subito la casa farmaceutica dell’ingresso forzoso di Sandra e per ottenere il consenso alla prosecuzione della cura.

“Vede che stavo scrivendo al computer?”.

Riattraversai il giardino e andai a salutare Sandra. Dovevo tornare a casa per fare il punto della situazione con due avvocati per poter far fronte a un emerito Professore che era convinto di potermi prendere in giro.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 181 – capitolo Basta romanticismi