Archivio Tag: Morte

Sensibilità europea è identità

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Non per fare un discorso di nazionalismo spicciolo, ma questa io credo sia oggi la modernità – Che non bisogna pensare, in questo oceano di globalizzazione approssimativa, di perdere il legame. Perché tutto allora diventa inevitabilmente minore. E appunto l’emotività ed il perché definitivo che dice : “quello o la morte” si perde. Mentre non bisogna perdere proprio questo! Quella condizione o la morte.
Per me questa è la distinzione culturale, e non c’è un’altra possibilità per noi e per i più giovani.

E’ un appello – nel viaggio, nel grande viaggio: non perdere l’identità, altrimenti si perde il perché!

 

Jannis Kounellis, monografia a cura di Bruno Corà e Andrea Alibrandi, Edizioni “Il Ponte” Firenze

 

 

Giulio Regeni. Gli studenti indignati pongono una domanda

Giulio Regeni scompare al Cairo il 25 gennaio scorso. Il corpo viene ritrovato il 3 febbraio con segni di tortura.

Dottorando a Cambridge. La professoressa gli segnalò il Cairo come possibile destinazione per la stesura della tesi di specializzazione sull’economia egiziana. Si trasferì lì a settembre, là – come scrisse Hermann Hesse in Narciso e Boccadoro – dove io possa servir meglio, dove la mia indole, le mie doti e le mie qualità trovino il terreno migliore, il più largo campo d’azione

9 febbraio 2016. Tre accademici (Erika Biagini di Dublin City University e Mauro Saccol e Carlotta Stegagno dell’Università di Genova) si pongono una domanda e chiedono verità a Matteo Renzi in una lettera congiunta e aperta

Noi crediamo che il governo italiano abbia volutamente chiuso gli occhi davanti all’abuso dei diritti umani contro il popolo egiziano da parte del regime militare di al-Sisi. Ci chiediamo se l’abbia fatto in vista degli interessi economici che il nostro Paese ha in Egitto. Scambi economici che devono continuare a crescere ed il cui ultimo esempio è rappresentato dalla possibilità italiana di trarre vantaggio dallo sfruttamento di giacimenti di gas naturale al largo delle coste egiziane, recentemente scoperti dall’Eni”

 

24 febbraio 2016. Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni risponde deciso al question time di Sinistra Italiana alla Camera

“devono avere accesso a tutti i documenti sonori e filmati, ai referti medici e a tutti gli atti del processo nelle mani della procura di Giza”.

“Il governo trasmetterà richieste specifiche su questo attraverso i canali diplomatici. Lo dobbiamo alla famiglia di Regeni e alla dignità del nostro Paese”.

 

Gli studenti indignati formulano una domanda all’università americana. La lettera aperta viene letta al Cairo durante una cerimonia per ricordare Giulio Regeni

“Pur sapendo che l’amministrazione dell’Università americana del Cairo non intendeva pregiudicare i risultati delle indagini sulle cause della morte di Giulio Regeni, siamo indignati dal fatto che non abbia pubblicamente ammesso che Giulio è stato torturato e ucciso. Le prime comunicazioni dell’università non erano solo inaccurate nei fatti, ma anche miopi e prive di sensibilità”.

 

P.S.

Cermis, Girone e Latorre scagionati dall’autopsia delle vittime, ecc

 

Lo Stato che indottrina. La società non é solamente cattiva

Era è sempre molto forte. Non è solo connessa al matrimonio, ma alla struttura profonda della società, al suo conservatorismo. Un uomo perde la propria moglie dopo una lunga malattia ed ecco che trova un’altra donna, diciamo prima che siano passati sei mesi. La buona sorte, la fortuna, gli ha portato questa felicità dopo molti anni di sofferenza accanto a una moglie che amava, che si è ammalata e che è morta. Eppure la società sostiene che non può avere un’altra donna così presto. Deve portare una fascia nera al braccio, deve soffrire di più, soffrire per il suo matrimonio, soffrire per la morte di sua moglie. E così gli altri divengono ostili a quest’uomo e se la prendono con quella donna, la nuova donna: tutto ciò è causato da Era, che vuole mantenere il controllo sui valori tradizionali del matrimonio. E, naturalmente, Era ci convince che la famiglia è il fondamento dello Stato. Influenza così le nostre idee politiche e poi le nostre idee sul fisco, le nostre idee sull’eredità. E anche il desiderio di avere una casa, di spendere denaro per ammobiliarla, di ricevere ospiti e trattarli con riguardo, anche questo è dominio di Era. Non è precisamente e solamente cattiva, è più che altro una moglie dispotica. Ma è onnipresente nel profondo dei giudizi che riserviamo alle relazioni sociali

James Hillman

 

 

Cara morte, mi godo ancora la vita. Però oggi mi sento triste per i morti. Hanno ore così liete

 

Cara vecchia agenzia di pompe funebri,

ieri sera ho visto la tua pubblicità “Goditi la vita!”. La locandina era appiccicata su di un muro dietro a uno steccato. Semplice, spiritosa. Ci pensano loro, ho pensato, a noi spetta solo di godere e di vivere. La genialità ha strappato un sorriso a me, che mi ritrovo spesso a gioire e condividere con gli altri tutto ciò che ho di vivo. Però, per quel sorriso, oggi…

Oggi mi sento triste per i morti.

Hanno ore così liete
i vecchi dietro agli steccati.
E’ la stagione del fieno.

Ed i grossi, abbronzati conoscenti
scambian parole in mezzo alla fatica
e ridono

una razza casalinga
che rallegra perfino gli steccati.

E sembra duro giacere lontano
dal rumore dei campi,
dai carri affaccendati, da fragranti
covoni

e il canto di chi falcia
insinua un’ansia, quasi nostalgia,

pei contadini con le loro spose,
allontanate dal lavoro dei campi,
da tutte le esistenze dei vicini.

Mi chiedo se la tomba
non abbia troppa solitudine
quando uomini e ragazzi con i carri ed il giugno
vanno x i campi a fare fieno!

Emily Dickinson

 

 

 

 

 

La morte di un amore è come la morte d’una persona amata

… la morte di un amore è come la morte d’una persona amata. Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l’hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buonsenso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Mutilato. Ti sembra d’essere rimasto con un occhio solo, un orecchio solo, un polmone solo, un braccio solo, una gamba sola, il cervello dimezzato, e non fai che invocare la metà perduta di te stesso: colui o colei con cui ti sentivi intero. Nel farlo non ricordi nemmeno le sue colpe, i tormenti che ti inflisse, le sofferenze che ti impose. Il rimpianto ti consegna la memoria d’una persona pregevole anzi straordinaria, d’un tesoro unico al mondo, nè serve a nulla dirsi che ciò è un’offesa alla logica, un insulto all’intelligenza, un masochismo. (In amore la logica non serve, l’intelligenza non giova e il masochismo raggiunge vette da psichiatria)

Poi, un po’ per volta, ti passa.

Magari senza che tu sia consapevole lo strazio si smorza, si dissolve, il vuoto diminuisce e il rifiuto di rassegnarti ad esso scompare. Ti rendi finalmente conto che l’oggetto del tuo amore morto non era nè una persona pregevole anzi straordinaria, nè un tesoro unico al mondo, lo sostituisci con un’altra metà o supposta metà di te stesso e per un certo periodo recuperi la tua interezza. Però sull’anima rimane uno sfregio che la imbruttisce, un livido nero che la deturpa e ti accorgi di non essere più quello o quella che eri prima del lutto. La tua energia si è infiacchita, la tua curiosità si è affievolita e la tua fiducia nel futuro s’è spenta perchè hai scoperto d’aver sprecato un pezzo d’esistenza che nessuno ti rimborserà. Ecco perchè, anche se un amore langue senza rimedio, lo curi e ti sforzi di guarirlo. Ecco perchè, anche se in stato di coma boccheggia, cerchi di rinviare l’istante in cui esalerà l’ultimo respiro: lo trattieni e in silenzio lo supplichi di vivere ancora un giorno, un’ora, un minuto. Ecco infine perchè, anche quando smette di respirare, esiti a seppellirlo o addirittura tenti di resuscitarlo.

Alzati Lazzaro e cammina”.

Oriana Fallaci, Inshallah