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Il dolore cronico

Abbiamo scoperto che il dolore cronico cambia il DNA non solo nel cervello, ma anche nelle cellule T (…) I nostri risultati evidenziano l’impatto devastante del dolore cronico su altre importanti parti del corpo, come il sistema immunitario. 

McGill University di Montreal, Canada. Gennaio 2016

 

Note: non c’è accordo scientifico sulla durata del dolore per definirlo cronico. Alcuni studi dicono più di tre mesi, altri più di sei. Lo studio canadese del McGill University è stato effettuato su topi ai quali erano state prodotte lesioni non guaribili… poveri topi

 

 

 

 

Credo nella bontà, parola oggi impronunciabile, e nel rapporto uno a uno

“Non credo nella giustizia neanche più per un secondo. In nome della giustizia si sono fatti i peggiori crimini ed ancora oggi vengono commessi. Credo nella bontà, credo nel bene fatto occhio che guarda nell’occhio, mano che stringe mano.  (…)

Non ho alcuna speranza verso le istituzioni, non ho alcuna speranza verso la politica, non ho alcuna speranza verso i media. In questa catastrofe depressiva in realtà ho imparato a riconoscere il gesto di bontà al di là dell’ideologia del bene, quindi non le associazioni, non i guru e non i gruppi che vogliono raccontare che fanno del bene e della giustizia”.

Roberto Saviano, Sky TG24 HD

La follia delle ninfee

 

Una voce mi portò al reparto. Era l’altra sorella che, visivamente scossa, mi stava chiamando. La guardai, mi diceva “Vieni! Sandra sta male”.

Quando entrai nel minuscolo bagno, la trovai sopra il bidet, senza forze, pallida – non parlava più.

La speranza è un’emozione? Quando l’abbracciai si mise a piangere come se il mio abbraccio avesse gettato a terra una bottiglia di spumante e la sua piena mi travolse “Ho detto a quel medico della TAC di somministrare il liquido di contrasto dalla vena del polso. Gli ho detto che me l’avevano riferito altri medici, non me l’ero mica inventato. Ma niente. Idiota! Ha voluto farlo a tutti i costi, e il catetere si è rotto, e con le mani nude ha fermato il sangue e ha messo un cerotto. Erano tutti lì, intorno a me, impanicati. È andato su tutto il seno, anche sul capezzolo. Guarda? Ho ancora i brividi. Mi hanno pulito velocemente e mi hanno detto di avvisare subito i medici del reparto, per un impacco, e qui mi hanno guardato – non sanno neppure di che impacco si tratta. Quando mi hanno infilato nella TAC avevo ancora le convulsioni, le gambe erano come due molle, non riuscivo a fermarle; qui mi fanno venire un altro tumore”.

La strinsi e lei lo fece ancor di più. Restammo lì su quel bidet un quarto d’ora e, stretti in quel modo, tornammo al pontile. Trovai attraccata la nostra barca e saltammo su. Mi misi a vogare e spinsi forte sul remo cercando d’intuire a che punto fosse arrivato il nostro disegno.

Quel mare sembrava diverso, ingannava il nostro cuore e imprigionava la mia mente.

Eravamo circondati da papiri e ninfee – fiori bianchi ovunque – e dal rumore di morsi senza dolore.

Quel mare era folle.

Follia, era sentire d’essere chiusi in un bagno e sentire l’aria e l’odore del vento.

Follia era riuscire a immaginare ancora qualcosa.

Follia era poter credere ancora a qualcosa.

Della rotta vera non m’importava più nulla, intuivo che era già decisa, ne ero ormai convinto.

“Non torniamo più a casa?”, mi chiese.

“No. Stai con me”.

“Questa notte ho sognato che ero in un campo”.

“Cosa facevi?”.

“Ero ferma in un campo di fiori viola; sai quei fiori che nascono nei campi a settembre? Sembrava un mare, erano altissimi e mi coprivano completamente le gambe. Poi mi sono voltata, a un centinaio di metri c’era la vecchia casa di campagna dove sono cresciuta, c’erano i miei nonni alla finestra e mi guardavano. Erano così vivi. Come si chiamano i fiori di campo viola?”.

“Fiori di campo, viola. Com’è finito il sogno?”.

“Niente. Mi sono svegliata. Cosa può significare?”.

   “Non lo so. È solo un sogno”.

Accostò il suo viso al mio e con quel respiro entrò definitivamente nella mia vita.

Ero lì, in quel campo, da sempre e lei arrivò.

Il viola era il colore del mio sogno e immerso nella sua ombra la presi.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pagine 196, 197, 198 – capitolo La follia delle ninfee

 

Prova a prendermi

 

 

Qui San Martino di ritorno da dura battaglia col suo cavallo ferito e stanco satana incontrò…

“L’anima tua e dei viandanti mi prenderò

se con quel cavallo a sole tre gambe saltare non saprai la stretta valle”…

San Martino da Dio ispirato e per punire satana spiccò il salto e sull’altro ciglio si trovò…
A sua volta il diavolo vi tentò e nel profondo orrido precipitò…

 

Scritta incisa su di un cippo presente lungo una strada vicino al Santuario dell’Annunciata. Valle Camonica