Archivio Tag: Maga Circe

Ombre e sospetti

A fine settembre, Sandra era ancora tormentata dal dolore all’anca che, nonostante il Contramal, non le dava tregua.

Incontrai in corridoio la giovane collega di Maga Circe. Teneva una postura piegata e oppressa che impediva il trasparire della sua bellezza. Quando si fermava a pensare o a parlare con i pazienti e i loro familiari, incrociava le braccia.

“Come l’ha trovata oggi?”, chiesi.

“Discretamente”.

“Per quanto tempo deve andare avanti con il dolore al fianco?”.

“Ha un’infiltrazione”.

“Il Primario mi ha detto che è piccola e non le avrebbe dato dolore”.

Incrociò le braccia ancor di più e io ripresi “Il Contramal la intorpidisce e credo che continuare ad alterare lo stato di coscienza non le faccia bene”.

“Faremo una risonanza magnetica di rivalutazione”.

Qualche giorno dopo fecero la risonanza. E, due settimane più tardi, Maga Circe mi convocò nel suo studio insieme a Sandra e con evidente imbarazzo ci espose la sua meravigliosa teoria “Per le lastre che abbiamo fatto all’anca… ho parlato anche con il mio collega e crediamo… sì, crediamo che… ci siano delle macchie, delle ombre che impediscono la corretta lettura ai radiologi. Lei conosce qualcuno che possa leggere le lastre? Guardate che sono dell’ospedale, non potrei neppure darvele. È un’eccezione”.

“Certo che conosco qualcuno”.

“Le ha il mio collega. Può passare verso le 13?”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 95 – 96 – capitolo Ombre e sospetti

 

Il paesaggio italiano

Con la recidiva tutta la situazione clinica era cambiata e, con questa, cambiò l’intero paesaggio di cura. Se prima non era nemmeno necessario fare l’autotrapianto di cellule staminali, ora era diventato d’obbligo fare il trapianto da donatore – con tutti i rischi del rigetto.

Andai in ufficio da Maga Circe e le confidai la mia volontà di trovare il Centro Trapianti che potesse dare a Sandra più probabilità di farcela.

Mentre mi ascoltava seduta, le sue labbra si misero distrattamente a succhiare l’estremità della penna che teneva in mano.

Non so se un desiderio sia raggiungibile o arrivi improvvisamente o si attivi nella mente come un virus che colpisce per caso, vedevo però che i miei pensieri andavano ad adagiarsi sempre su ciò che mi era più facile accettare. L’unica cosa che non accettavo era solo che Sandra si spegnesse, questo era il mio desiderio principale e quella penna rappresentava per me solo qualcosa di diverso per dare alla mia mente un po’ di respiro.

Fortunatamente Maga Circe si accorse del mio sguardo fisso sulla penna, ricompose il rossore guardando per un attimo altrove e io feci lo stesso e, nella confusione generale delle idee, le riferii che avevo sentito parlare bene di un Centro Trapianti di midollo.

Sbarrò gli occhi “Lì non mando più nessuno, non me ne è tornato indietro neanche uno”.

“Cosa vuol dire? È un centro d’Eccellenza”.

“Ma per cortesia! Ogni Regione spende cifre folli in strutture e certificazioni pur di avere il suo Centro d’Eccellenza, ma io invio tutti al Centro di riferimento della nostra Regione”.

“Ma da lì sono tornati?”.

“Conosco il trapiantista, è una persona coscienziosa, lui è uno attento e scrupoloso”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 109 – 110 – capitolo Il paesaggio italiano