Archivio Tag: Inferno

Tornai in me e mi allontanai dai superbi

Sappi che anch’io sono stato nel deserto e mi sono cibato di cavallette e di radici, e anch’io benedicevo la libertà con la quale tu avevi benedetto gli uomini e mi preparavo ad entrare nel numero dei tuoi eletti, nel numero dei potenti e dei forti, bramando di ‘completare il numero’. Ma tornai in me e non volli servire la causa della tua follia. Tornai e mi unii alla schiera di coloro che hanno corretto la tua opera. Mi allontanai dai superbi e tornai agli umili, per la felicità di quegli umili.

Ciò che ti dico si avvererà e sorgerà il nostro regno. Ti ripeto che domani stesso tu vedrai questo docile gregge che al mio primo cenno si precipiterà ad attizzare i carboni ardenti del tuo rogo, sul quale ti farò bruciare perché sei venuto a disturbarci. Giacchè se vi è qualcuno che più di tutti abbia meritato il nostro rogo, quello sei tu. Domani ti farò bruciare. Dixi.

I fratelli Karamazov, Dostoevskij

Scheda editoriale di “Qualcosa che non muore”

“I fortunati, sono I fortunati che ce la fanno. Dovete trovare la fortuna dentro la sfortuna”.

sono le parole che uno dei medici curanti dice al marito di Sandra.

Sandra è una giovane donna forte e serena, che, sposata da pochi mesi, sta progettando il futuro, quando viene raggiunta dalla sfortuna: si chiama linfoma linfoblastico, è una malattia grave, ma tuttavia le probabilità di guarigione sono alte. Inizia un doloroso percorso durante il quale la presa in cura si rivela malata di un “interesse distratto” che ha come conseguenza una catena di errori medici che la portano a una speranza di vita di pochi mesi.

Ma, prima di morire, sembra incontrare un soffio di fortuna. Solo grazie alla tenacia, all’amore, alla incrollabile speranza del marito, Sandra ormai stremata viene ammessa fuori protocollo alla sperimentazione di un farmaco che forse potrebbe salvarla.

Si tratta di un farmaco, dichiarato pochi mesi prima “farmaco orfano” dall’EMA, che ha già dato buoni risultati e salvato la vita a due malati di linfoma che più di un anno prima avevano avuto la possibilità di completare la cura.

Improvvisamente però, per una banalità, prima che il ciclo di terapia sia completato, la casa farmaceutica produttrice ritira il farmaco senza un valido motivo e i pazienti muoiono.

Sandra, dopo undici mesi passati all’Inferno, muore.

“Era venerdì di Pasqua, tarda notte, le sfilai la fede dal dito, tornai a casa e mi buttai sul letto. Ero finalmente fuori dall’Inferno.”

Qualcosa che non muore è ciò che nasce dalla forza di andare oltre il dolore per non morire.

Qualcosa che non muore descrive lo smarrimento quando ci si cura di una malattia importante e si è vittime di errori, distrazioni, noncuranza e interessi diversi dalla sola voglia di farcela e ci si ritrova a combattere contro i muri di gomma

 

Indifferenti all’inferno

…. il correre sempre più velocemente è diventato il nostro modo di essere.
Tutto è ormai una corsa.
Si vive senza più fare attenzione alla vita.
Si dorme e non si fa caso a quel che si sogna.
Si guarda solo la sveglia.
Siamo interessati solo al tempo che passa, a farlo passare, rimandando al poi quel che si vorrebbe davvero.
Sul poi, non sull’ora, si concentra l’attenzione.
Nelle città in particolare la vita passa senza un solo momento di riflessione, senza un solo momento di quiete che bilanci la continua corsa al fare.
Ormai nessuno ha più tempo per nulla.
Neppure di meravigliarsi, di inorridirsi, di commuoversi, di innamorarsi, di stare con se stessi.
Le scuse per non fermarsi a chiederci se questo correre ci fa più felici sono migliaia e, se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.

Tiziano Terzani. Un altro giro di giostra

Prova a prendermi

 

 

Qui San Martino di ritorno da dura battaglia col suo cavallo ferito e stanco satana incontrò…

“L’anima tua e dei viandanti mi prenderò

se con quel cavallo a sole tre gambe saltare non saprai la stretta valle”…

San Martino da Dio ispirato e per punire satana spiccò il salto e sull’altro ciglio si trovò…
A sua volta il diavolo vi tentò e nel profondo orrido precipitò…

 

Scritta incisa su di un cippo presente lungo una strada vicino al Santuario dell’Annunciata. Valle Camonica

 

 

 

 

 

 

Nel sogno

monaco in riva al mare copia 2

Il sogno è una piccola porta nascosta negli angoli più profondi e più segreti della psiche.

Essa si apre su quella notte cosmica che era già psiche molto prima che apparisse la benché minima coscienza di sé e che resterà psiche qualunque sia l’estensione che prenderà la coscienza.

Ogni coscienza è separazione; ma nei sogni ritroviamo l’uomo più universale, più vero, più eterno, l’uomo che abita le tenebre della notte primitiva.

Là, l’uomo è ancora totale, e tutto è in lui, inseparabile dalla natura e spoglio da qualsiasi individualità. Anche quando è infantile, grottesco o immorale, il sogno sale da queste profondità.

Carl Gustav Jung, in Ricordi Sogni Riflessioni