Archivio Tag: Inconscio

Immaginare la Natura

Dall’inconscio emanano effetti determinanti che, indipendentemente dal modo in cui sono trasmessi, garantiscono in ogni singolo individuo la somiglianza, I’uguaglianza stessa dell’esperienza e dell’attività immaginativa.

Una delle prove principali di ciò è data dal parallelismo per così dire universale dei motivi mitologici, da me denominati per la loro natura di immagini primordiali “archetipi”.

Carl Gustav Jung, “Opere”, vol. 9. Gli Archetipi e l’inconscio collettivo.

Il demone Eros

E’ il demone Eros che appicca fuoco alla mente e attrae l’uno verso l’altro due corpi come un magnete. Corpi che sono a volte grottescamente male assortiti.

Poi quand’è finita, quando si abbatte la catastrofe, quei due si danno la colpa a vicenda. “Seduzione”. Ma l’unico al quale dare la colpa è Eros, che prova grande, grande piacere nel pensiero!

James Hillman

L’ elaborazione di un sentimento é un elogio alla lentezza

..ogni progresso deve venire dal profondo, e non può essere in alcun modo incalzato o affrettato.

Tutto è condurre a termine e poi partorire.

Lasciare che ogni impressione e ogni germe di un sentimento si compia tutto dentro, nell’ombra, nell’indicibile e inconscio e inattingibile alla propria ragione, e con profonda umiltà e pazienza attendere l’ora della nascita di una nuova chiarezza…

Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

 

 

I desideri dei narcisi golosi

Il desiderio nasce dallo scarto tra il bisogno e la domanda; é irriducibile al bisogno, poiché non consiste in una relazione con un oggetto reale, indipendente dal soggetto, bensì con il fantasma; é irriducibile alla domanda in quanto cerca di imporsi senza tenere conto del linguaggio e dell’inconscio dell’altro ed esige un riconoscimento assoluto

Jacques Lacan

 

 

 

Cosa può sognare un bambino?

Da bambino la cosa che mi terrorizzava di più non era immaginare di perdere i genitori, ma perdere la donna che avrei amato. Cosa può immaginare un bambino?

Ecco perché il mio compito in questa vita non poteva essere quello di raggiungere Sandra, innamorarmi, decidere di sposarla, per poi salutarla e lasciarla andare;

quelle immagini dovevano pur avere un senso, magari dovevo salvarla prima che fosse troppo tardi o forse avrei dovuto cercare di cambiare qualcosa prima, prima che si ammalasse.

Quel primo giorno non riuscii a trovare un senso sul perché eravamo finiti lì. Sandra era giovane, faceva sport, mangiava sano, verdura e frutta fresca, poche proteine, non fumava e mi sembrava serena. Non aveva senso ritrovarsi in quel posto.

Prima di andarla a trovare nella sua nuova stanza, mi rifugiai al bar che divenne, nei giorni successivi, un rito da dover seguire.

Seduto in quel posto, scoprii i toast appena caldi, la torta di mele secca e la nausea per i caffè col retrogusto e, dai discorsi rilassati di due medici appena usciti da un’assemblea sindacale, scoprii anche gli antidepressivi sono i farmaci più venduti dopo gli ansiolitici.

Anche i comportamenti convulsivi erano presenti lì.

Il medico più vicino a me, girava di continuo il cucchiaino nella tazzina facendomi pensare di non volersi più fermare, l’altro, sembrava essersi intestardito con lo zucchero caduto per errore sul bancone.

E continuavano a parlare. Mentre io continuavo a sentire il rumore dei motoscafi e le voci delle persone che correvano sull’erba, e continuavo a voltarmi, mentre il lago non c’era ormai più.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 17 – capitolo Piccole nevrosi al caffè