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Promuovere la cura e il benessere delle persone lo si fa solo avvalendosi di “professionisti”. Essere professionisti del bene farà bene

Per un consenso

Rientrata in ospedale, la convocò il chirurgo toracico e Sandra mi chiese d’entrare con lei.

Il chirurgo spiegò la necessità di effettuare una biopsia in anestesia totale. Ci rassicurò su tutto, e mi sorrise.

Era un’operazione facile.

Teneva in mano i fogli del consenso informato, quelli della cartella clinica, invece, erano accatastati alla sinistra del tavolo.

Ci informò sulle modalità dell’operazione e confermò che si trattava di una massa facile. Ne era sicuro. Ci riferì poi del rischio zero dell’intervento.

Erano passate tre settimane, non c’era ancora la diagnosi, ma lui era sicuro. Chiesi com’erano i globuli bianchi e, infastidito, prese in mano i fogli di carta della cartella clinica e rispose “Nella norma”, e aggiunse “Le probabilità di guarigione sono molto alte. La cura non è neppure tanto pesante. Poche sedute, poco invasive”.

Sandra mi rivolse uno sguardo interrogativo particolarmente incisivo, e sorrisi anch’io.

Appena usciti dall’ambulatorio, Sandra mi parlò della sua nuova vicina di letto; operata al polmone, aveva rinunciato ai protocolli farmacologici contro il volere dei medici di quel posto. Aveva deciso di fare solo la radioterapia.

Mi chiese “Cosa ne pensi?”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 33 – capitolo Per un consenso

 

 

 

 

Morire di cancro è il miglior modo di morire

Secondo Richard Smith, ex direttore del British Medical Journal, morire di cancro è il miglior modo di morire perché ti lascia del tempo.

“… si può dire addio alla famiglia, riflettere sulla propria vita, lasciare gli ultimi messaggi, forse visitare luoghi speciali per l’ultima volta, ascoltare i brani musicali preferiti, leggere poesie, e prepararsi, secondo il proprio credo, a godere delle migliori condizioni dopo la morte”.