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Le cinque fasi della rielaborazione del lutto

C’é un vecchio film, Hana-bi, del regista giapponese Takeshi Kitano, tra i miei film preferiti.

Nel 2007 si aggiudicò il Leone d’Oro alla 54ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Lo vidi per la prima volta proprio nel ’97. Uscii dal cinema dicendo “Il più brutto film che abbia mai visto”.

Dopo dieci anni mi tornò insiegabilmente alla mente per dei disegni che stavo facendo, e spesi 27 euro per avere quel dvd. Sandra mi disse: “Spero che sia almeno un bel film”.

Ce lo guardammo insieme quella stessa sera. Dopo l’ultima scena Sandra si alzò di fretta e andò in bagno, poi tornò senza dire nulla e mi abbracciò.

Quella sera stava bene.

Due mesi più tardi Sandra fu ricoverata in ospedale a interpretare nella realtà la moglie del protagonista di quel film.

Nishi é un uomo spietato che parla poco.

Takeshi Kitano interpreta Nishi, un poliziotto sospeso dal servizio per i suoi modi e per aver ucciso un delinquente scaricandogli addosso l’intero caricatore.  La moglie di Nishi é affetta da leucemia, ed è l’unica al mondo che riesce a contenere tutta l’aggressività del marito.

Ad un certo punto la chemio che sta facendo la moglie di Nishi non funziona più e il medico che la sta curando consiglia Nishi di portarla a casa e di fare con lei un ultimo viaggio. Nishi si indebita con la yacuza, la mafia giapponese, per poter organizzare il viaggio. Nishi parte, va sul Monte Fuji, gioca con la moglie, massacra gli strozzini che lo inseguono, e al mattino va a vedere il mare. Gli ex colleghi lo raggiungono per arrestarlo, lui chiede a loro di aspettare qualche minuto.  Nishi torna dalla moglie sulla spiaggia e si siedono su un grosso tronco sulla riva.

Nishi abbraccia la moglie. La moglie lo guarda e gli dice “Grazie”, e poi “Scusa”. Nishi non risponde. Dopo qualche istante si sentono due spari.

Per “rielaborazione del lutto” si intende sia la scoperta di una malattia tremenda, sia quando si capisce che si é entrati nella fase terminale della propria esistenza, sia per qualsiasi altra perdita. Esistono cinque fasi.

  1. Fase della negazione: “Non è possibile”.

  2. Fase della rabbia, dell’ira e dei sensi di colpa, in tutto il suo bagliore.

  3. Fase del patteggiamento: qualcosa o qualcuno entra nella propria vita e si cerca di capire se si ha ancora la voglia e la forza di investire.

  4. Fase dell’accettazione: si accetta la nuova condizione.

  5. Rinascita. In questa fase é auspicabile che sia ancora presente la rabbia. Rabbia non più accecante, ma stimolante, edificante, autentica e incorruttibile.

 

 

 

 

Hana Bi. “Io non ce la farei mai a vivere così”

Hana-bi (Fiori di fuoco) è un film, Leone d’Oro alla 54ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 1997, interpretato e diretto da Takeshi Kitano.

 

Takeshi Kitano interpreta Nishi, un poliziotto sospeso dal servizio per i suoi modi troppo duri. La moglie è affetta da leucemia.

La chemio non funziona più e il medico consiglia a Nishi di portare la moglie a casa e di fare con lei un ultimo viaggio. Nishi non ha soldi e si indebita con la Yacuza per averli, poi organizza quel viaggio.

Nishi va sul Monte Fuji con la moglie, guardano insieme la natura e giocano. Durante la notte, Nishi uccide gli strozzini che lo inseguono e al mattino porta la moglie a vedere il mare.

I colleghi poliziotti lo raggiungono per arrestarlo, lui chiede a loro di aspettare qualche minuto e loro rimangono in macchina a guardare Nishi che è con la moglie sulla spiaggia.

Uno dei colleghi dice all’altro: “Io non ce la farei mai a vivere così”.

Nishi abbraccia la moglie, l’unica volta in tutto il film. Guardano il mare. Lei dice a lui “Grazie” e poi “Scusa”. Nishi china il capo.

Dopo qualche istante si sentono due spari