Archivio Tag: Emily Dickinson

Fammi un quadro del sole

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Fammi un quadro del sole
posso appenderlo in camera mia
e fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno!”.

Disegna per me un pettirosso – su un ramo –
così sognerò di sentirlo cantare
e quando nei frutteti cesserà il canto –
ch’io deponga l’illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno –
se sono i ranuncoli che “volano”
o le farfalle che “fioriscono”.
E poi, sfuggi il gelo sopra i prati
e la ruggine sugli alberi.
Dammi l’illusione che questi due – ruggine e gelo –
non debbano arrivare mai!

Emily Dickinson

Tre volte ci separammo

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Tre volte – ci separammo – il respiro- e io-
tre volte – non volle andare –
ma cercò di smuovere il ventaglio spento
che le acque – cercavano di arrestare .

Tre volte – le onde mi gettarono a galla –
poi mi presero – come una palla –
poi mostrarono facce blu alla mia faccia –
e spinsero via una vela

che strisciava lontana – e mi piaceva vedere –
che bello guardare una cosa
con sopra – visi umani –

Le onde si assopirono – il respiro – no –
i venti – come bambini – si quietarono –
poi l’alba baciò la mia crisalide –
e io mi alzai – e vissi –

Emily Dickinson

 

Cara morte, mi godo ancora la vita. Però oggi mi sento triste per i morti. Hanno ore così liete

 

Cara vecchia agenzia di pompe funebri,

ieri sera ho visto la tua pubblicità “Goditi la vita!”. La locandina era appiccicata su di un muro dietro a uno steccato. Semplice, spiritosa. Ci pensano loro, ho pensato, a noi spetta solo di godere e di vivere. La genialità ha strappato un sorriso a me, che mi ritrovo spesso a gioire e condividere con gli altri tutto ciò che ho di vivo. Però, per quel sorriso, oggi…

Oggi mi sento triste per i morti.

Hanno ore così liete
i vecchi dietro agli steccati.
E’ la stagione del fieno.

Ed i grossi, abbronzati conoscenti
scambian parole in mezzo alla fatica
e ridono

una razza casalinga
che rallegra perfino gli steccati.

E sembra duro giacere lontano
dal rumore dei campi,
dai carri affaccendati, da fragranti
covoni

e il canto di chi falcia
insinua un’ansia, quasi nostalgia,

pei contadini con le loro spose,
allontanate dal lavoro dei campi,
da tutte le esistenze dei vicini.

Mi chiedo se la tomba
non abbia troppa solitudine
quando uomini e ragazzi con i carri ed il giugno
vanno x i campi a fare fieno!

Emily Dickinson