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Sulla riva del lago

Quell’ultimo giorno di vacanza camminammo più del dovuto. Era stanchissima e mi chiese d’andare a prendere l’auto. La lasciai seduta su una panchina sulla riva del lago.

Allontanandomi, mi voltai, e la guardai ancora.

Fu allora che decisi di gettare l’àncora, là, in quel posto lontano.

Attraversai il parco, il bosco, slegai il falco e lo lanciai verso il cielo e mi tuffai, ancora. Riuscii a sentirmi ancora libero e perso.

Rimasi nel sogno per qualche istante. Riuscivo ancora a sognare. Ma quando salii nell’auto gridai “Non te la darò mai”.

Quando tornai, Sandra rimase assorta a guardare lontano verso la linea dell’orizzonte. Guardai anch’io nella stessa direzione e promisi agli dèi che sarei arrivato a Itaca con lei.

Quell’idea, poi, prese il sopravvento.

Mi avvicinai senza far rumore, usando la tecnica delle velature di colore. Lei si voltò lentamente e sorridendo mi disse “Sei mancato anche a me”.

 

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pagina 90 – capitolo Déjà vu