Archivio Tag: A-mors

Nel tag A-mors del blog Silence del sito di Lino Berton ci sono inseriti i post con attinenza alla speranza intramontabile, all’andare contro la morte e la chiusura delle idee

Fammi un quadro del sole

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Fammi un quadro del sole
posso appenderlo in camera mia
e fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno!”.

Disegna per me un pettirosso – su un ramo –
così sognerò di sentirlo cantare
e quando nei frutteti cesserà il canto –
ch’io deponga l’illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno –
se sono i ranuncoli che “volano”
o le farfalle che “fioriscono”.
E poi, sfuggi il gelo sopra i prati
e la ruggine sugli alberi.
Dammi l’illusione che questi due – ruggine e gelo –
non debbano arrivare mai!

Emily Dickinson

Tre volte ci separammo

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Tre volte – ci separammo – il respiro- e io-
tre volte – non volle andare –
ma cercò di smuovere il ventaglio spento
che le acque – cercavano di arrestare .

Tre volte – le onde mi gettarono a galla –
poi mi presero – come una palla –
poi mostrarono facce blu alla mia faccia –
e spinsero via una vela

che strisciava lontana – e mi piaceva vedere –
che bello guardare una cosa
con sopra – visi umani –

Le onde si assopirono – il respiro – no –
i venti – come bambini – si quietarono –
poi l’alba baciò la mia crisalide –
e io mi alzai – e vissi –

Emily Dickinson

 

Immaginare la Natura

Dall’inconscio emanano effetti determinanti che, indipendentemente dal modo in cui sono trasmessi, garantiscono in ogni singolo individuo la somiglianza, I’uguaglianza stessa dell’esperienza e dell’attività immaginativa.

Una delle prove principali di ciò è data dal parallelismo per così dire universale dei motivi mitologici, da me denominati per la loro natura di immagini primordiali “archetipi”.

Carl Gustav Jung, “Opere”, vol. 9. Gli Archetipi e l’inconscio collettivo.

La speranza! L’avevo tenuta morta tra le braccia

Quando avrò detto: ho peccato intenzionalmente contro la speranza, ogni ora del giorno, da undici anni, avrò detto tutto. La speranza! L’avevo tenuta morta tra le mie braccia nella sera spaventosa di un marzo ventoso, desolato… ne avevo sentito l’ultimo soffio sulla guancia in un punto che conosco. Ed ecco che essa mi viene restituita. Non prestata questa volta ma donata. Una speranza tutta per me, solo per me, che non somiglia per nulla a quello che i filosofi chiamano così come la parola amore non somiglia all’essere amato. Una speranza che é come carne della mia carne. Questo è inesprimibile. Solo un bambino saprebbe dire qualcosa

Georges Bernanos. Il diario di un curato di campagna (la protagonista del romanzo, poco prima della sua morte, ritrova la speranza che aveva perduto con la morte del figlio avvenuta undici anni prima)