Un inno alla natura

Copertina del libro Qualcosa che non muoreHo letto questo libro, che si fa leggere tutto d’un fiato, in una notte.

Mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione e lo faccio volentieri perchè, dal punto di vista letterario, è un’opera di notevole qualità e spessore.

E’ la storia vera di un uomo e una donna, giovani sposi, del loro grande amore, della malattia che stravolge le loro esistenze, della lotta per non morire e di una fine desolante, ma preannunciata,

perchè il sistema – fatto di ospedali, reparti, Professori, Primari, Aiuti, case farmaceutiche, protocolli, sperimentazioni, terapie convenzionali e non –quel sistema che dovrebbe innanzitutto accogliere ed essere empatico si rivela invece, nella vicenda dei protagonisti, in tutta la sua impotenza e, talvolta, supponenza di fronte alla sete inappagata di vita, di pietà, di speranza.

Leggendo questo romanzo si ha in ogni istante la sensazione di entrare nella vita dei due protagonisti, di stare accanto a loro e persino di poterli confortare in tempo reale; ma ci si deve fare da parte perchè il loro legame e così intimo, totale ed esclusivo che lo si può solo guardare da vicino, con discrezione.

E’ un inno alla natura:

qui ci sono campi di fiori viola a settembre, il profumo della lavanda, un bacio che produce un lampo rosso nel cielo, piedi nudi che sfiorano l’erba,

un falco che prende il volo, una barca sul filo dell’acqua, ma anche neve sporca, il senso di sprofondare in un ghiaione, uccellini in cima agli alberi che non cantano più, il dolore che non fa respirare e il desiderio di fuggire.

Campi-di-LavandaPagina dopo pagina si capisce cosa vuol dire essere amati veramente e per sempre;

si impara che il dolore, come dice l’Autore, è il remo della nostra vita.

Questa lettura è un’esperienza: un intenso percorso dal quale si esce rigenerati.

Alessandra MAURIZIO

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