“E’ soprattutto un documento importante, raccontato con la bellezza della poesia”

Copertina del libro Qualcosa che non muore

Ho letto da poco “Qualcosa che non muore” e l’ho finito in brevissimo tempo, quasi senza staccarmene.
Penso non sia stato facile per Lino ripercorrere il vissuto che ha raccontato. A volte si è spinti a scrivere proprio perché è un modo per ottenere delle risposte, solo dando maggiore concretezza e logica a un’aggressione di emozioni e contraddizioni più grandi di noi.

Scrivere e rivolgersi agli altri è una valvola di sfogo con grandi potenzialità. La lettura scorre fluida ed è molto coinvolgente. La rielaborazione mentale di ogni momento, che ha saputo tradurre in parole con tutto il suo carico di sensazioni, emozioni, richiami a ricordi e suggestioni, rende questo libro vero e bello, come può esserlo comunque un percorso così doloroso, vissuto con tanto amore.

Ha le qualità di tutte quelle cose o situazioni, che hanno il potere di catturarci finché le fruiamo, anche per poco tempo, e poi, lasciano una traccia. Già verso la fine del libro si avverte una forte nostalgia, perché si rimane vicini ai protagonisti dopo averli seguiti nel loro solitario labirinto di luce e ombra, e arrivati alla conclusione, si vorrebbe poter essere in tanti a fare le sue stesse domande, urlandole a un pubblico altrettanto vasto.

E’ soprattutto un documento importante, raccontato con la bellezza della poesia ma con quella poesia che sa essere più incisiva della cronaca, scuote gli animi e sa indurre alla riflessione, questo è il suo aspetto fondamentale. Spero abbia tutto il riscontro che merita e sia lo spunto per una discussione costruttiva, allargata a tutti coloro che si muovono nel mondo della malattia, che la subiscono, che la combattono o non la combattono abbastanza pur avendone il potere.

Recensione di Daniela BUGNO

 

 

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