Un libro pieno d’amore

Copertina del libro Qualcosa che non muoreFin dalle prime righe ho intuito che si trattava di una storia d’amore, ma la sensazione che ho avuto è che non fosse tutto qui, e più andavo avanti a leggere, più mi accorgevo che non mi ero sbagliata.

La trama scorreva tra fatti realisticamente accaduti e immagini disegnate dalle parole; il colore non abbandonava mai la scena, qualunque essa fosse.

Pian piano avevo la percezione di essere un tutt’uno con il libro, pian piano mi sono ritrovata coinvolta totalmente nella storia e nelle emozioni.

Infatti è riduttivo pensare che l’autore volesse solo raccontare l’evoluzione di un amore, dei reciproci sentimenti davanti a fatti concreti della vita, per poi arrivare ad una conclusione dura ma ssolutamente realistica.

Il percorso di “Qualcosa che non muore” era tutt’altro che scontato.

Sono convinta che chiunque prenda in mano questo grande libro dalle piccole dimensioni, rimarrà colpito dall’intreccio di emozioni generate da un susseguirsi di protocolli di vita con un’inevitabile impossibilità di rimanere un impassibile spettatore.

La vicenda narrata rispecchia la realtà ed è scritta in un modo che ti costringe ad ascoltare e riflettere.

Un libro pieno d’amore,

un libro di denuncia contro un sistema che prima o poi ci vede tutti coinvolti, un libro d’introspezione del proprio io davanti ad attimi precisi di vita. Nasce da qui la necessità per ogni lettore, una volta chiuso il libro, di andar oltre la semplice lettura di quelle 212 pagine, scritte in carattere Garamond.

Nasce così il desiderio di abbandonare il ruolo di spettatore per indossare quello di co-protagonista accanto a chi si ribella davanti alla prepotenza generata da un sistema, costruito troppo spesso su meriti inesistenti e pilotati.

E dove la vocazione e la sensibilità, paradossalmente, ci appaiono come una rarità.

Angelica CARDAZZO

 

 

Lascio un commento