Romantici

Fammi un quadro del sole

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Fammi un quadro del sole
posso appenderlo in camera mia
e fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno!”.

Disegna per me un pettirosso – su un ramo –
così sognerò di sentirlo cantare
e quando nei frutteti cesserà il canto –
ch’io deponga l’illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno –
se sono i ranuncoli che “volano”
o le farfalle che “fioriscono”.
E poi, sfuggi il gelo sopra i prati
e la ruggine sugli alberi.
Dammi l’illusione che questi due – ruggine e gelo –
non debbano arrivare mai!

Emily Dickinson

Tre volte ci separammo

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Tre volte – ci separammo – il respiro- e io-
tre volte – non volle andare –
ma cercò di smuovere il ventaglio spento
che le acque – cercavano di arrestare .

Tre volte – le onde mi gettarono a galla –
poi mi presero – come una palla –
poi mostrarono facce blu alla mia faccia –
e spinsero via una vela

che strisciava lontana – e mi piaceva vedere –
che bello guardare una cosa
con sopra – visi umani –

Le onde si assopirono – il respiro – no –
i venti – come bambini – si quietarono –
poi l’alba baciò la mia crisalide –
e io mi alzai – e vissi –

Emily Dickinson

 

Dopo un po’ impari

Dopo un po’ impari

la sottile differenza

tra tenere una mano

e incatenare un’anima

e impari

che l’amore non è

appoggiarsi a qualcuno

e che la compagnia non è sempre sicurezza.

E inizi a capire

che i baci non sono contatti

e i doni non sono promesse

e incominci ad accettare le tue sconfitte

a testa alta e con lo sguardo fiero

con la grazia di una donna

e non con l’angoscia di un bambino.

E impari

a costruire tutte le tue strade oggi

perché il terreno di domani

é troppo incerto per fare programmi

e i progetti futuri possono crollare a metà del volo

Dopo un po’ impari che anche il sole brucia

se ne prendi troppo.

Così pianti il tuo giardino

e decori la tua anima

invece di aspettare che qualcun altro ti porti i fiori.

E impari che puoi davvero resistere,

che sei davvero forte

e che vali davvero.

E impari

e impari

ad ogni addio impari.

Veronica A. Shoffstall, Dopo un po’

Come un imperfetto attore sulla scena

Come un imperfetto attore sulla scena

che per paura si discosta dalla sua parte,

o come un essere feroce colmo d’eccessiva furia,

cui l’abbondanza della forza indebolisce il cuore;

così io, per paura e per sfiducia, dimentico di dire

la perfetta cerimonia del rituale dell’amore,

e nella forza stessa del mio amore mi sento svigorire,

sopraffatto dal fardello dello stesso suo potere.

Oh, siano i miei fogli, allora, l’eloquenza

e gli àuguri muti del mio parlante petto,

che chiedono amore e attendono una ricompensa

maggiore che per quella lingua che più e di più ha espresso.

Oh, impara a leggere quel che il silenzioso amore ha scritto;

udir con gli occhi s’addice al fine ingegno dell’amore.

William Shakespeare

Non andartene

Non andartene docile in quella buona notte,
i vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta
perchè dalle loro parole non diramarono fulmini
non se ne vanno docili in quella buona notte,

i probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
s’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
troppo tardi imparando d’averne afflitto il cammino,
non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli austeri, prossimi alla morte, con cieca vista accorgendosi
che occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire,
s’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

E tu, padre mio, là sulla triste altura maledicimi,
benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce

Dylan Thomas