Autore archivio: Lino Berton

Morire di cancro è il miglior modo di morire

Secondo Richard Smith, ex direttore del British Medical Journal, morire di cancro è il miglior modo di morire perché ti lascia del tempo.

“… si può dire addio alla famiglia, riflettere sulla propria vita, lasciare gli ultimi messaggi, forse visitare luoghi speciali per l’ultima volta, ascoltare i brani musicali preferiti, leggere poesie, e prepararsi, secondo il proprio credo, a godere delle migliori condizioni dopo la morte”.

 

Una strana recensione

Gentile amico,

mi sono soffermata alle pagine 130 e 131 del capitolo “Qualcosa che non muore“, dove ritrovo lo stesso titolo del suo libro.

Che cosa è che non muore oltre la morte?

Bella domanda.

Il narratore è da poco sposato a una giovane donna, Sandra, che si ammala di cancro, un linfoma. In questo capitolo stanno uscendo insieme dall’ospedale, alla fine di vari cicli di chemio, e il verdetto finale è che non c’é più niente da fare e che rimangono a Sandra pochi mesi di vita …e Sandra “continuava a parlarmi”.

Lui invece non ci riusciva né a parlare né ad ascoltare, era rimasto imprigionato in una minuscola idea fatta di fiale, morfina e dolce morte.

E l’anima gli chiede: si può vedere il punto più lontano quando si giace sul fondo di una piccola idea?”.

La risposta gliela darà il suo pensiero che vuole essere ancora libero e volare fuori se stesso e lo spinge a librarsi verso Sandra, la sua amata, e poi, cercare più in là. E la piccola idea prende forza e va oltre il dolore e lui ricomincia a respirare e a sorridere.

A questo punto sono io che mi chiedo: l’anima, il pensiero, sono loro i veri soggetti, le vere spinte a dare al martito quel “Qualcosa che non muore” e la forza di librarsi verso Sandra vale a dire l’amore?

E qui mi sorge un altro problema: l’anima e il pensiero sono, nel modo più diffuso di pensare specificatamente cattolico, qualcosa di separato dal corpo, entità puramente spirituali. Ma il lui di questa storia crede nella relazione mente-corpo (pag. 81) ed entriamo nel capitolo intitolato “La giovane psicologa”. E sarebbe interessante domandarsi: perché è nella psiche che mente e corpo, più che in relazione, sono un unicum?

Sempre nella stessa pagina la giovane psicologa sta accanto a un paziente e appoggia il suo braccio attorno al collo di lui.

Questa vicinanza – parola nel testo – non l’ho trovata in medici e Primari nel corso delle loro visite.

Ne fa testo come il libro si chiude: Sandra è ormai morta e lui vorrebbe sapere dall’ultimo medico, medico legale, come si può ritirare un farmaco salvavita e lasciare gli ammalati morire, la risposta del medico si commenta da se: “Io però ho finito. La perizia l’ho fatta. Passi dalla mia segretaria per il saldo dei miei cinquemila euro della mia parcella”.

Più distanza di così!

Lino Berton "Qualcosa che non muore"

 

 

Luigia Rizzo Pagnin. Membro delle Amiche del Centro Donna di Mestre. Assessora all’Istruzione e alla Cultura nella Provincia di Venezia dal 1977 al 1985. Ex insegnante delle scuole elementari. Scrittrice e  Poeta.