Conobbi l’ombra un’estate da bambino

 

Solo quando mi trovai nella barca, sul mare ghiacciato, dentro al nostro sogno, capii che mi ero legato a una tela più grande di quella che la mia mente era abituata a dipingere. Lo capii mentre guardavo il cielo nero.

Conobbi l’ombra un’estate da bambino.

Alla fine delle scuole medie, il professore d’educazione artistica mi prese in disparte e mi sottopose tutti i miei disegni; tutti rappresentavano una scogliera con una piccola spiaggia e la linea dell’orizzonte accoglieva un mezzo sole che si specchiava sul mare. Quel sole permetteva al mio pensiero di uscire dall’Inferno. Quel sole era il mio chiodo fisso, riusciva a tenermi aggrappato a ciò che vedevo oltre me stesso. Quel sole mi rendeva libero di pensare e disegnandolo trovavo lo spiraglio capace di farmi uscire da lì.

Da Qualcosa che non muore – pag. 24 – 25 – capitolo Il sole di Munch

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