Scheda editoriale di “Qualcosa che non muore”

“Qualcosa che non muore”
di Lino Berton

Il racconto dello smarrimento
di chi viene accolto in una struttura d’eccellenza

Il racconto del romanzo

Sandra entra in ospedale per un banale controllo e scopre di avere un cancro. Inciampa subito in un ritardo diagnostico di tre settimane per una mancata comunicazione tra colleghi di reparti diversi, ma alla fine, anche se in ritardo, viene sottoposta alla somministrazione della chemio. Cade poi nell’ “interesse distratto”, comune a molti luoghi di cura. E inizia lo sconforto, e l’Inferno.
… sono I fortunati che ce la fanno. Dovete trovare la fortuna dentro la sfortuna”, sono le parole che uno dei medici curanti dice all’io narrante, il marito di Sandra, all’inizio del romanzo.
Dopo qualche mese arriva la recidiva. Quando non sembrano esserci più speranze, Sandra riesce ad arrivare a un farmaco specifico in ultima fase di sperimentazione, che ha già salvato altre persone. Purtroppo però Sandra non rientra regolarmente nel trial già avviato perché, da un lato, chi la stava curando non sapeva del farmaco già designato farmaco orfano dalla Commissione europea, dall’altro, quando c’era ancora tempo per inserirla, si imbatte in un reclutatore che spera di poter ottenere le fiale sottobanco da un amico e fare lui la sperimentazione nel suo reparto. Ma l’amico gli nega le fiale e lo invita a inviargli la paziente.
Sandra a questo punto capisce di essere in balia della sorte ma, alla fine, anche se in ritardo, accede alla somministrazione del farmaco – salvavita – come favore tra amici.
Proprio quando il farmaco stava dando i risultati sperati, succede qualcosa di inaspettato.

L’idea del libro

È il racconto della lotta per non morire, della speranza che non muore anche quando i due protagonisti si ritrovano di fronte alle follie di ospedali e Professori con tutti i loro egocentrismi.

Qualcosa che non muore è ciò che nasce dalla forza di andare oltre il dolore. Un romanzo che vuole fare luce, rendere trasparente un “luogo”, di persone, che nell’immaginario si vuole a tutti i costi sicuro, ma nel quale spesso, chi ci finisce “… si accorge presto di dover rivisitare in fretta la favola che dice stai tranquillo, ti puoi fidare dell’Inferno”.

Qualcosa che non muore descrive lo smarrimento di chi, durante la cura di una malattia importante, cade vittima di errori, distrazioni, noncuranza, e si ritrova a combattere anche contro i muri di gomma.

Le parole chiave

In “Qualcosa che non muore” la parola “dentro” si ripete 56 volte, mentre la parola “Inferno” è presente 18 volte. Queste due parole si incontrano per la prima volta nel capitolo “Qui non devi pensare” a pagina 34. La parola anima è ripetuta 13 volte ed è ripresa nel titolo “Il pensiero dell’anima” in cui il protagonista uccide con tutta la sua anima il folle professore che non usufruisce della legge sullo stato di necessità e si rifiuta di continuare la cura per non andare contro la casa farmaceutica e non avere impicci.
La parola “follia” si ripete 23 volte ed è ripresa nel titolo di tre capitoli “La follia di un piccolo passo”, “La follia dei ricordi” e “La follia delle ninfee”.

I luoghi

La storia fisica si svolge nell’ambiente ospedaliero, dentro la mancanza di informazione che annienta, tra le battaglie dei pazienti per vivere e le lotte dei medici per piccoli poteri, tra interessi e baratti.
La storia metafisica invece si svolge vicino a un verdeggiante lago dove l’anima dell’io narrante libera la mente e osserva altri personaggi mentre giocano fuori dall’Inferno. L’inferno per l’io narrante è un non-luogo, uno stato d’animo in cui l’anima si ritrova chiusa dentro la sua ombra, sola, senza più poter comunicare con altre anime.

L’obiettivo del protagonista è uscire dall’Inferno con Sandra, andare oltre la sua ombra, ma per farlo deve comprendere le dinamiche di quel luogo folle in cui si ritrovano.

I personaggi

La protagonista é la Natura.

Ci sono poi gli amici che aiutano, compagni di viaggio come il falco, il custode dell’ascensore e maga Circe, l’unica dottoressa da cui l’io narrante riesce a ottenere qualche confessione.

Poi ci sono quelli che inconsciamente spingono giù verso il fondo del lago come il chirurgo toracico nel capitolo “La cantilena della vanità”, o come l’ematologa collega di maga Circe “languida malinconica e crudele”.

L’autore

Lino Berton è nato a Mestre, dove vive, scrive, disegna, ricerca spunti sul sistema malato, archivia e lavora. Il Venerdì Santo del 2007 la moglie 38enne muore. Lino Berton ha voluto raccontare l’esperienza vissuta portando alla luce nuovi interrogativi di bioetica.

 

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