Essere schiavi. Non voglio entrarci

Passò il sabato e passò la domenica, e il Professore somministrò a Sandra una chemio senza avvisarci e senza il consenso informato – così in seguito poté dire che almeno aveva fatto qualcosa.

Gemcitabina, 1500 mg. Era martedì e quando arrivai Sandra era attaccata alla flebo da mezz’ora con il flacone ormai a metà. Capii che l’epatite si sarebbe fatta sentire presto.

Uscii in corridoio e trovai l’Aiuto Piccolo. Di solito gli Aiuti rimanevano sotto le ali del Professore quando succedeva qualcosa di pericoloso, ma quel giorno si fece trovare lì, ben visibile vicino la porta. In quel minuscolo reparto erano tutti ricercatori, assomigliavano ai Bravi dei Promessi Sposi – “coloro i quali… senza salario o pur con esso, s’appoggiano a qualche cavaliere… per fargli spalle o favore” – ma quel giorno, trovandomelo di fronte “Perché l’avete fatto? Ora le transaminasi andranno alle stelle”.

–   “Probabilmente saliranno, ma sappia che non troverà mai, in nessuna parte del mondo, un medico disposto a dichiarare cosa abbia fatto realmente salire le transaminasi”.

–   “Sta scherzando?”.

“Io non avrei mai inserito qualcuno fuori dal protocollo, tantomeno per un favore a un amico, il Professore ha sbagliato tutto, non voglio entrarci in questa faccenda”.

–   “Dov’è il Professore?”.

–  “Nel suo ufficio. Nell’altro stabile”.

Alcuni uomini nascono per essere schiavi.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 179-180 – capitolo Non voglio entrarci

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