L’ignavia in “Qualcosa che non muore”

 

Amore e morte.

Può essere originale un libro incentrato su questi temi, che rappresentano da sempre la principale fonte d’ispirazione di narratori e poeti?

Dopo aver letto il romanzo di Lino Berton la risposta è sì.

Siamo di fronte allo struggente racconto di un amore, un grandissimo amore, che non cede il passo a un epilogo terreno crudele e, pertanto, NON MUORE.

Ciò, tuttavia, non viene reso con i consueti cliché, bensì attraverso una prosa evocativa e poetica, caratterizzata da periodi essenziali e da dialoghi sincopati, che rappresenta la vera cifra stilistica del libro.

Ma si tratta anche di una storia autentica, drammaticamente autentica.

Il racconto, infatti, può essere letto anche come un grido di denuncia contro la superficialità e l’ignavia, che, pur non uccidendo l’amore tra il narratore e Sandra, anzi rendendolo eterno, ha impedito a questo amore di dispiegare in questo mondo tutte le sue potenzialità.

E allora possiamo, anzi dobbiamo, individuare nel romanzo di Lino Berton anche l’esortazione ad ascoltare e comprendere i problemi del prossimo, il che, naturalmente, va fatto sempre e comunque, ma a maggior ragione quando ciò rappresenti l’essenza della professione o del mestiere che esercitiamo.

Pier Francesco MOINO

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