L’omertà nei reparti

Il giorno dopo appena entrai nella stanza “Anche oggi hanno provato a bucarmi. Non so cosa aspettino a trovare qualcuno che sappia togliermi l’acqua”.

In effetti tutto era fermo da giorni, e mi decisi d’andare a parlare con il medico del reparto, un bel quarantenne con pochi capelli e una fede luccicante al dito.

Scriveva seduto alla scrivania e chiesi permesso “È da una settimana che è qui. Cosa avete deciso di fare?”.

“Stiamo decidendo che farmaco utilizzare”.

“Credevo che il Professore sapesse già cosa fare, quando mi disse di venire qui un mese fa”.

“Non so che dire”.

Arrischiai “Mi risulta ci siano delle novità. Ho saputo che c’è un nuovo farmaco in sperimentazione. Presumo che voi, qui, ne siate a conoscenza”.

“Non so niente!”, rispose alzando le orecchie.

“Glielo chiedo perché, se ci fosse effettivamente un nuovo farmaco specifico,…”.

“Di questo non posso dirle nulla, deve parlare con il Primario”.

“Almeno mi dica se qui usate questo farmaco”.

“No, lo usano in un altro posto, ma non insista”.

“Dica al suo Primario che ho urgenza di parlargli”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pagine 142-143 – capitolo Un bel soggetto

 

 

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