La fatica di esistere

Ero incredulo.

“La priorità è e deve essere solo Sandra, e la responsabilità a questo punto è solo sua. Se adesso ha sensi di colpa verso la casa farmaceutica, inventi in fretta una scusa, dica che, incidentalmente, ha rotto una ventina di fiale”.

“Scherzi? Non sono mica stupidi quelli e, se lo facessi, non mi farebbero più lavorare”.

“Allora le rubo io, commetterò io il reato – per forza maggiore – e lei si limiterà a somministrarle, magari di nascosto”.

Sergio prese la parola “Assolutamente no, potresti avere dei problemi, voglio che Sandra ti possa aver vicino, le rubo io”.

“Ma non diciamo sciocchezze. Volete che non lavori più?”.

“Allora faccia in modo di avere quelle fiale. Subito”.

“Subito è impossibile! Anche se mi muovessi ora, prima di averle, potrebbero passare giorni”.

“Mi ha detto che ha 180 fiale in frigorifero e tutte sane”.

“Non sono mica mie. Devo avere l’autorizzazione della casa farmaceutica per somministrarle. Devo trovare un’altra chemio”.

“Ci aveva detto che non esiste un’altra cura al di fuori di questo farmaco e l’ha anche scritto. Mi prende in giro?”.

Da Qualcosa che non muore – pag. 176 – 177 – capitolo La fatica di esistere

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