Una banale assurdità

Il mattino successivo, telefonai al Professore e mi diede appuntamento nella hall dell’ospedale anziché nel suo ufficio.

Ci andai con Sergio, un amico grande e grosso; ci andai con lui a parlare con il Professore perché, improvvisamente, anche il tempo mi sembrò diventato piccolo.

Ci sedemmo tutti e tre sulle sedie rosse della sala d’aspetto.

Il Professore alzò i calzoni per non creare pieghe sulle ginocchia, mostrò il solito paio di calzini scuri e il solito paio di Clark color marrone. Quando ci disse che doveva sospendere la cura per una banalità, l’assurdità inghiottì il mio mondo.

“Cura interrotta da parte della casa farmaceutica”.

“Perché?”.

“Niente. Una semplice sciocchezza. In un laboratorio americano hanno trovato del particolato in alcune fiale. Suona strano anche a me”.

“Cioè?”.

“Una banalità. Un po’ di deposito nella soluzione come spesso succede. Solitamente si aspira il farmaco con la siringa cercando di non prelevarlo, non succede nulla, è un’operazione facile, una sciocchezza. Se fosse per me, andrei avanti, Sandra è migliorata come tutti gli altri del resto, tra l’altro le nostre fiale sono tutte pulite”.

“Mi aveva detto che avremmo finito la cura”.

“Ma non posso andare contro la casa farmaceutica”.

“Ha già scavalcato la casa farmaceutica; quando ha preso Sandra, l’ha fatto per salvarla, così mi ha detto al telefono o l’ha fatto solo per fare un favore a un amico? Sandra ora è una sua paziente. Lei ha la responsabilità della sua vita. Avvisi immediatamente la casa farmaceutica che Sandra continuerà la cura oppure proceda senza avvisarli, come ha fatto fino ad ora. Ora, per la sua coscienza, può invocare anche la forza maggiore”.

“Che impiccio! Non posso avvisarli. Se vengono a sapere che ho inserito qualcuno fuori dal protocollo, rischio di non fare più sperimentazioni per i prossimi cento anni”.

E sorrise con ingenuità.

“Professore, e Sandra cosa rischia? E se fosse sua figlia?”.

“Se quelli fossero italiani, ma sono americani. Gli americani hanno Guantanamo e uccidono i bambini in Iraq”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 174-175 – capitolo Una banale assurdità

 

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