Il Sole di Munch

Lampi e vento. Tanto vento. Il cielo era pieno.

Sandra aveva già preso confidenza con la sua nuova stanza, io no. Di giorno mi ripeteva “Non preoccuparti, sto bene, lo sento”.

Di notte, a casa, mi trovavo spesso ad allungare il braccio sul letto e trovavo sempre il vuoto, e da lì mi arrivavano alla mente frasi senza senso.

In quei primi giorni, non riuscivo a unire i pensieri e mi tornava alla memoria il Sole di Munch, ma non lo collegavo a nulla, fino a una notte. Era la planimetria della mia vita che mi indicava la giusta via.

Mi arrivò quindi un sole dal nulla. Un sole pieno, che inonda, per fare il pieno di speranza. Mi alzai dal letto e andai in cerca della foto di quel quadro. Ne feci stampare due copie su cartoncino a colori. Due. La speranza per entrambi.

Sandra l’appoggiò sul tavolino della sua stanza; io, sulla mensola del bagno, tra gli olii, le matite e i colori.

Quando Sandra mi chiese il perché di quel quadro, le dissi “Dobbiamo guardarlo insieme”.

Non le diedi altra spiegazione. Quel sole era un simbolo, doveva dirle in ogni momento “Fatti inondare. Facciamolo insieme”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 23 – 24 – capitolo Il Sole di Munch

    

 

 

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