Basta romanticismi

Non potevo più sbagliare. Non potevo più farmi ingannare dal mio romanticismo che voleva di continuo farmi credere nell’uomo, senza pormi troppe domande.

Non potevo più perdermi nella bellezza che abita l’Inferno, per questo presi subito l’ascensore e mi diressi verso l’ufficio del Professore. Credevo ancora di riuscire a cambiare qualcosa.

Quando arrivai nel grande padiglione grigio dove c’erano tutti gli studi, bussai e il Professore mi aprì la porta. Mi accolse nel suo studio grande come quattro stanze di isolamento e m’invitò ad accomodarmi su un divano di pelle nera accostato al muro – rimasi in piedi.

Improvvisò dicendomi che stava – proprio in quel momento -scrivendo una e-mail alla rappresentante della sperimentazione per chiederle d’informare subito la casa farmaceutica dell’ingresso forzoso di Sandra e per ottenere il consenso alla prosecuzione della cura.

“Vede che stavo scrivendo al computer?”.

Riattraversai il giardino e andai a salutare Sandra. Dovevo tornare a casa per fare il punto della situazione con due avvocati per poter far fronte a un emerito Professore che era convinto di potermi prendere in giro.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 181 – capitolo Basta romanticismi

 

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