Scontro tra primari

È sbalorditivo come le cose all’Inferno possano cambiare da un momento all’altro. A me bastarono solo due parole, “concrete possibilità”, per riuscire a dare forza a Sandra, e naturalmente la cura funzionò.

Il giorno dopo ci fu un diverbio molto forte tra Primari, verteva su Sandra. Nessuno voleva essere responsabile di ciò che era successo e, alla fine della discussione, tutti ebbero un sospiro di sollievo. La cosa che sembrava importante, per tutti, era che la terapia di protocollo le era stata comunque somministrata. Se fosse andata male, da lì in avanti, qualsiasi medico legale avrebbe dato la colpa al destino.

Il mio unico rammarico è che mi misi a osservare le differenze tra quei medici solo quando era già troppo tardi.

C’è una differenza tra un Preside di un liceo in giacca e cravatta che prima di partire con l’auto si infila i guanti in pelle e un professore di storia e filosofia con barba da fare e maglione di lana. Appartengono entrambi allo stesso mondo, e anche in quei corridoi si erano divisi tra chi giocava alla corrida sulle strade di Pamplona, e chi sapeva d’esser nato per andare oltre le corna di un toro.

I primi, parlavano e parlavano, credevano ciecamente alla sorte e al loro istinto; i secondi, vivevano in solitudine la depressione che l’anima, in certi luoghi, porta in superficie.

I primi, credevano nella qualità della vita e lavoravano distaccati e di fronte ai grandi mali alzavano le mani e, quando sopraggiungeva la morte, dicevano “D’altra parte”.

I secondi, invece, credevano nella vita e lavoravano per la vita, giorno e notte, stando in silenzio.

Cinque giorni più tardi smise di piovere. Mi chiamarono dalla Rianimazione mentre ero al lavoro “L’abbiamo messa in una stanza da sola. È disorientata”.

Quando arrivai, Sandra tossì più volte raschiandosi la gola. Sembrava nervosa, ma era bella con i lunghi capelli neri attorno al viso.

Mi chiese più cose, a raffica, senza aspettare le risposte e rimasi fermo a guardarla. Quante immagini mi passarono per la mente.

E cominciò a parlare “Ti amo. Ti sono mancata? So cosa è successo. Mia mamma e mio papà come stanno? E tu come stai?”.

“Mi sentivi quando ti parlavo?”.

“Cosa mi dicevi?”.

“Di non andare via”.

Le si arrossarono gli occhi e rispose “Allora sì”.

Da QUALCOSA CHE NON MUORE – pag. 44 – 45 – capitolo Scontro tra Primari

 

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